LE MINIERE

 

LogoMiniereC1-jpgL'importanza dei giacimenti ferriferi della Val di Peio è attestata storicamente fin dal Medio Evo e forse non è azzardato far risalire le prime coltivazioni minerarie ai tempi preistorici. Periodi di intensa attività estrattiva, con forti correnti immigratorie dalle vicine vallate lombarde, si alternavano ad altri di scarsa coltivazione dovuti alla mancanza di legname, da cui si ricavava il carbone indispensabile per il funzionamento dei forni fusori. L'attività estrattiva è cessata definitivamente nel 1967 per scarsa resa economica.

 

Le principali miniere di ferro si trovano sul versante destro della valle, a monte dell'abitato di Comasine lungo il costone di Stavion e nella zona di Garzenè, dove sono presenti mineralizzazioni di magnetite che formano lenti di qualche metro di lunghezza e spessore, distribuite in modo irregolare nei marmi inclusi nella più ampia unità dei paragneiss. Nettamente subordinate alla magnetite sono la pirrotina, la pirite e la marcasite (ANDREATTA, 1954).
I ritrovamenti di oggetti gallici e romani sul dosso di San Rocco e presso il colle di Santa Lucia, dove sorge l'omonima chiesetta, attestano, secondo gli storici, l'antichità dello sfruttamento dei giacimenti ferriferi. I primi documenti scritti in cui si citano attività legate all'estrazione e lavorazione del ferro si ritrovano a partire dal XIII secolo e si tratta principalmente di atti notarili o investiture di famiglie nobili a cui il Principe Vescovo di Trento delegava l'amministrazione delle miniere e dei forni fusori. Lo storico al quale si devono le principali notizie sull'attività estrattiva e sull'impatto delle varie ondate migratorie dei secoli scorsi è Giovanni Ciccolinini, nativo di Terzolas (1876 – 1946), ma non va dimenticata l'opera preziosa di documentazione e divulgazione di studiosi moderni quali Romano Sonna, nativo di Comasine.
I documenti allegati forniscono un quadro il più esaustivo possibile dell'attività mineraria nella valle, a fronte delle scarne fonti storiche e documentali.

 


Le miniere principali lungo il costone di Stavion, rese ormai inaccessibili a causa dei crolli, sono le seguenti:

 

San Primo (1326 m s.l.m.):
A sviluppo pressoché orizzontale con un braccio destro ad andamento tortuoso entro una massa di calcari.

 

San Prospero (1371 m s.l.m.):
Si sviluppa su diversi livelli attraverso cunicoli collegati da una rimonta, che dopo un primo tratto di detriti e parascisti si inoltrano nei calcari ricchi di skarn e lenti di metallizzazione a sciami.


Santa Barbara (1400 m s.l.m.):
Si sviluppa poco più a ovest della precedente e si collega a questa nella parte più interna. Priva di mineralizzazioni significative.


Ribasso S.Angelo (1504 m s.l.m.):
Serviva come galleria per il convogliamento e l'estrazione del minerale delle sovrastanti miniere di Santa Lucia e Sant'Achille. Sul piazzale erano state costruite le stazioni di partenza della teleferica principale e quella di arrivo dalla San Luigi.

 

Santa Lucia (1525 m s.l.m.) e Sant'Achille (1549 m s.l.m.):
Costituiscono un complesso di scavi con i piani fondamentali a due livelli sovrapposti, a distanza di 24 metri, collegati da un pozzo. I due sistemi esplorano un'unica grande lente calcarea molto irregolare.

 

San Pietro (1807 m s.l.m.):
Scavata a notevole distanza e molto più a monte delle precedenti. Nella zona più settentrionale della massa di calcare la metallizzazione forma uno sciame di lenti e chiazze abbastanza notevole.


San Ferruccio (1941 m s.l.m.):
Nella parte iniziale fungeva da discenderia con pendenza di circa 45°. Unica regione nella quale è presente un po' di mineralizzazione a magnetite è quella dell'estremità settentrionale.

 

Alle miniere sopra descritte si aggiungono quelle che esplorano un affioramento di calcare saccaroide in località Garzenè (o Gardenè):


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San Luigi (1724 m s.lm.) e San Carlo (1699 m s.l.m.): 

Scavate nel mantello morenico a grande distanza dall'affioramento di calcare oggetto dell'esplorazione, si sviluppano con un intrico di traverse, diramazioni varie, rimonte e discenderie. La metallizzazione è abbastanza diffusa e gli sciami di corpi ricchi di magnetite sono particolarmente fitti nella parte centrale degli scavi.

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Recentemente la San Luigi è stata oggetto di lavori per la riapertura del primo tratto di galleria al fine di avviare una esplorazione della miniera da parte di esperti e speleologi. L'intervento di recupero è curato dall'amministrazione comunale con finanziamento del GAL Val di Sole Progetto LEADER.

 

 



Leggenda_Pegaia


Antica leggenda sui fantasmi di Pegaia

 

 

Pirandello_Ciula

 

 

 

Luigi Pirandello - Ciàula scopre la luna
PDF (185 KB)

 

 

 

Verga_Rrosso_malpelo

 

 

 

Giovanni Verga - Rosso Malpelo
PDF (1,93 MB)

 

 

 

Giuseppe Sermonti Fiabe del Sottosuolo

 

 

 

Fiabe del Sottosuolo
di Giuseppe Sermonti
in formato PDF (5,4 MB)

L’ACQUA